|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Algodistrofia: una patologia sottovalutata

Diagnosi precoce a appropriatezza terapeutica strada di elezione contro una malattia rara e, se non trattata, invalidante
Sanità pubblica

In occasione del suo I Congresso Nazionale, in corso in questi giorni a Napoli (9 – 11 Marzo) la Società Italiana G.U.I.D.A coglie l’occasione per sottolineare l’importanza di un’elaborazione di un algoritmo diagnostico per l’Algodistrofia che possa aiutare gli specialisti di riferimento – reumatologici, ortopedici e fisiatri – a giungere ad una diagnosi tempestiva a vantaggio della qualità di vita del paziente.

L’Algodistrofia (Sindrome Dolorosa Regionale Complessa) esordisce, si manifesta principalmente a causa di un trauma o di una frattura e sviluppa come sintomo dominante il dolore che assume i caratteri particolari dell’iperalgesia (si avverte più dolore di quello normalmente avvertito per uno stimolo algogeno) e dell’allodinia (si avverte dolore anche per stimoli normalmente non dolorosi come lo sfioramento), dolore spesso regionalizzato a livello degli arti e resistente ai comuni antidolorifici. Considerata una patologia rara, colpisce ogni anno circa il 26 persone su 100.0001, soprattutto donne tra i 55 ed i 75 anni, se non diagnosticata e trattata precocemente può causare invalidità permanente della mano o del piede. 

pubblicità

"Nonostante la sindrome algodistrofica non sia così frequente nella popolazione generale, il suo impatto in termini di qualità di vita e d’impatto sociale/lavorativo che la malattia produce in chi ne è colpito è spesso sottostimato - dichiara il Professor Giovanni Iolascon, Presidente del Congresso, Direttore esecutivo di Guida e docente di Medicina Fisica e Riabilitazione alla Seconda Università di Napoli - L’importanza quindi di riconoscere ed individuare la malattia ai suoi esordi è direttamente correlata alla possibilità di intervenire tempestivamente e di evitare il rischio di cronicizzazione del dolore e di invalidità dell’arto a vantaggio del paziente.

Ad oggi la diagnosi di Algodistrofia è essenzialmente basata su criteri clinici, non esistendo test o indagini strumentali specifici che ne accertino la diagnosi. Alcuni criteri standardizzati (Budapest, Atkins e Veldman) vengono utilizzati solo a conferma di un indirizzo terapeutico già in atto. Diventa quindi urgente iniziare a delineare un iter diagnostico condiviso che aiuti ortopedici, reumatologici e fisiatri ad effettuare una diagnosi più certa includendo anche le forme di Algodistrofia che oggi non rientrano nei criteri diagnostici standardizzati, sfuggono al trattamento portando ad un aumento dei costi economici della patologia.

L’Algodistrofia rappresenta un caso emblematico per la sua connessione con il dolore che da sintomo, se la patologia non viene trattata tempestivamente e si cronicizza al punto da portare all’invalidità dell’arto interessato, diventa malattia. Fatta la diagnosi è necessario quindi interrompere il circolo del dolore, attraverso un trattamento farmacologico appropriato: antidolorifici ed antinfiammatori, così come anche le terapie a base di cortisone, hanno un effetto modesto e transitorio sui sintomi della malattia.

Leggi anche:

"Secondo quanto suggerito dai più recenti studi, tra i numerosi trattamenti farmacologici disponibili per la sindrome algodistrofica – conclude il Professor Iolascon - la terapia di prima scelta è rappresentata dal Neridronato, molecola della classe dei Bisfosfonati2, che è in grado di contrastare lo sviluppo della malattia, di ridurre di conseguenza i sintomi a vantaggio della qualità di vita del paziente.

Leggi anche: Guida, applicazione della legge 38 contro il dolore cronico muscolare; Ombretta Di Munno a Dottnet: il segreto è l'interdisciplina

Sanità pubblica
Commenti

I Correlati

Malattia di Sjögren, i segnali da riconoscere e le nuove prospettive della ricerca
Pazienti
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Personale Ssn, il turnover resta positivo ma rallenta: nel 2024 saldo negativo per i medici
Sanità pubblica
Personale Ssn, il turnover resta positivo ma rallenta: nel 2024 saldo negativo per i medici
Il personale a tempo indeterminato continua a crescere, ma il ricambio perde slancio. Nel 2024 gli assunti “puri” sono 44.179 contro 33.810 cessazioni. Tra i medici, però, le uscite superano gli ingressi
Pnrr Salute alla prova finale: restano Case e Ospedali di Comunità e posti letto
Sanità pubblica
Pnrr Salute alla prova finale: restano Case e Ospedali di Comunità e posti letto
Rendicontati sette dei dieci obiettivi dell'ultima rata. Ancora in verifica l'operatività di 1.038 Case e 307 Ospedali di Comunità e 5.922 posti letto.
Medicina generale, candidati più che doppi ma le borse rischiano di restare vuote
Sanità pubblica
Medicina generale, candidati più che doppi ma le borse rischiano di restare vuote
Per 2.651 posti ci sono 5.870 iscritti, ma con forti squilibri regionali. Fimmg propone la mobilità degli idonei per coprire le borse rimaste vacanti.
Rapporto CedAP: meno nascite, maternità più tardiva e cesarei oltre la media UE
Sanità pubblica
Rapporto CedAP: meno nascite, maternità più tardiva e cesarei oltre la media UE
Nel 2025 registrati 353 mila parti. Sale a 33,4 anni l'età media delle madri italiane, mentre il ricorso al cesareo resta elevato, soprattutto nelle strutture private.

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.